dobbiamo preparaci per la guerra

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Anzichè salvare l'Italia, l'Europa ci impicca sempre di più 24.01.2017 La commissione europea ci ha recentemente imposto di correggere la nostra legge di bilancio per il 2017 tagliando circa altri 4 miliardi di euro. All'interno della logica dell'austerità impostaci da Bruxelles (su pressione tedesca) questo intervento ha certamente un senso: il nostro debito pubblico continua a crescere e quindi il risanamento dei conti dello Stato non fa che allontanarsi.
Purtroppo, e lo vediamo in Grecia, l'obbligo dell'austerità, per quanto azione apparentemente sanificatrice, anziché aiutare il miglioramento dei conti lo sta peggiorando. Se il prodotto interno lordo non cresce, non si creano le risorse necessarie per ridurre il debito. A meno che non si riesca a tagliare le spese.
Moneta di 2 euro
Italia: un’eutanasia chiamata tassazione
A questo proposito, però, nascono due problemi. Il primo è che ogni riduzione della spesa di uno Stato influisce negativamente sul Pil totale e ciò, almeno a fini statistici, peggiora i conti. Il secondo, che anche qualora si volesse procedere in quella direzione occorrerebbe, per poterlo fare, un Governo politicamente molto forte per superare le contestazioni e gli ostacoli che ne nascerebbero. Fino ad ora, nessun esecutivo italiano ha goduto di sufficiente sostegno politico e sociale per riuscire ad imporre tagli significativi. I fallimenti di tutti i Commissari nominati per le "spending review" lo dimostrano.
Considerato che in una democrazia si vota praticamente una volta l'anno e che ogni politico pensa ai voti che potrebbe raccogliere o perdere, oltre ad una forte maggioranza occorrerebbero coraggio e lungimiranza. Purtroppo anche queste due qualità da noi sembrano latitanti e la sconfitta dell'ultimo Governo nel recente referendum ha dimostrato, una volta di più, che l'italiano medio, tanto rivoluzionario a parole, in fin dei conti è sempre un conservatore.
In realtà, il vero problema della nostra economia non sta nella riduzione delle spese, per quanto qualche taglio sarebbe certo benvenuto. Risiede piuttosto nella mancanza di investimenti sia essi pubblici o privati. Il settore pubblico è vincolato dai parametri di Maastricht mentre il privato, nella maggior parte dei casi, non vede i motivi per mettere altri soldi all'interno del nostro Paese.  Per convincere un privato a investire è necessario che abbia fiducia nel futuro e veda le condizioni che gli consentono di ipotizzare un lauto guadagno di ritorno.
Anche misure come il "job's act" si sono dimostrate dei puri palliativi, per di più limitati nel tempo. In Italia oggi non è il denaro che manca, e lo si vede dal successo costante dei fondi di investimento e dai risparmi globali accumulati. Nemmeno l'alto costo del lavoro costituisce il freno alle nostre imprese: nelle aziende manifatturiere il lavoro copre al massimo il 25% del costo finale di un singolo prodotto e, anche se molti altri Paesi pagano meno la manodopera, l'impatto differenziale sul costo unitario tocca solo quella percentuale. È pur sempre una differenza ma non così determinante da penalizzare in modo irrimediabile le nostre aziende, tanto è vero che le esportazioni, nonostante tutto, continuano a crescere.
Ciò che fa la differenza e che scoraggia gli investimenti è soprattutto altro e, nell'ordine: l'incertezza del diritto che colpisce gli onesti a favore di chi è scorretto; l'alta tassazione che, di là dalle cifre ufficiali che (tra l'altro) non considerano l'evasione globale, è la seconda al mondo dopo la Danimarca; la inefficienza della burocrazia che impone vincoli e passaggi che finiscono con il diventare pesantemente onerosi.  Purtroppo, tutti questi tre motivi non sono facilmente superabili. Anche in questo caso, occorrerebbero esecutivi forti e quindi capaci di infischiarsene delle prevedibili reazioni corporative. E poi, i tempi necessari sarebbero lunghi.
Gentiloni: uomo-portafoglio per i debiti di Renzi
L'incertezza del diritto deriva da una pletora di leggi enorme e da una Magistratura autoreferenziale, lenta, spesso inefficiente e reattiva ad ogni tentativo di riforma.
Ridurre la tassazione è stato il programma di molti governi recenti ma, se non contiamo le pure dichiarazioni di principio, non e' mai stata realizzata. Abbassare le aliquote, che sia verso la produzione o verso i consumatori, è possibile soltanto se precedentemente, o contemporaneamente, siano stati ridotti i costi ma, come si è detto sopra, ciò sembra impossibile.
Quanto alla burocrazia, anche senza considerare il malcostume abbastanza diffuso nella categoria, ciò che manca alla maggioranza è il senso dello Stato e la consapevolezza di dover essere totalmente al servizio del pubblico.  La complicatezza delle leggi e l'impunità per i "lazzaroni" non aiuta di certo a creare quel senso del dovere che dovrebbe motivare ogni pubblico funzionario. Nel migliore dei casi, anche escludendo la malafede, non fare significa non correre rischi. Senza contare che una cultura di anti-impresa e molta demagogia spingono alcuni Enti (penso a qualche ASL in particolare) a considerare l'imprenditore soltanto uno sfruttatore da punire.
Da questo panorama, non certo edificante, è oggettivamente difficile uscire. Eppure, o accettiamo che il nostro standard di vita vada in rovina o, in qualche modo, lo si dovrà fare. Non ha senso sperare che siano altri a toglierci le castagne dal fuoco, tantomeno l'Europa che, anzi, sembra volercene aggiungere.  Qualcuno spera che una possibile ripresa dell'economia internazionale porti anche noi fuori dalla palude. Anche questa è una illusione e la dimostrazione sta nel fatto che, nonostante il perdurare dei problemi economici mondiali, altri Paesi hanno saputo già ritornare a crescere affrontando concretamente i loro problemi strutturali mentre noi siamo alle prese con gli zero virgola qualcosa.
Ciò che serve è la consapevolezza che, se rinascita ci sarà, essa dipenderà solo da noi e passerà dalla capacità di marginalizzare gli interessi corporativi, dal ridare valore sociale a concetti quale l'onestà e il rispetto delle leggi, da un recupero del senso di identità nazionale, e, soprattutto, dal ricordare che ogni cittadino, prima dei diritti, deve ricordare di avere dei doveri.
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Tu sei schiavo impuro dhimmi in Sharia Law: teologia sostituzione genocidio
io dubito che coloro che sono shariah: mancanza di reciprocità, mancanza di diritto alla libertà di religione, mancanza di diritti umani, nazismo terrorismo e genocidio SHARIAH.. cioè che loro possono pretendere qualcosa al di fuori di andare in GALERA! .. per colpa del PD e SPA FMI BCE, dovremo prepararci a combattere per difendere le nostre vite.. QUESTA È LA STORIA CHE I MASSONI CI FANNO RIPERE!
Abu Mazen, ripercussioni serie da nuove case Cisgiordania
Presidente Anp, non accetteremo trasferimento ambasciata Usa
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2017/01/26/anp-ripercussioni-su-nuovi-insediamenti_cee241e6-185f-4b3f-8729-303df0250909.html
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BERLINO, 26 GEN - Il premier ungherese Viktor Orban chiede a Bruxelles più rispetto per Donald Trump. "È tempo di prendere sul serio il nuovo presidente degli Stati Uniti", ha detto, partecipando a una riunione della Cdu alla fondazione Adenauer di Bruxelles. In un mondo dove contano sempre di più le relazioni bilaterali, Orban ha spiegato che per l'Ungheria avranno particolare "importanza quelle con la Cina, con la Russia e con gli Usa". "Nonostante i britannici abbiano deciso di uscire dall'Ue, nonostante la prima potenza militare del mondo abbia un nuovo leader, molti cercano di dar ad intendere di non vedere ciò che vedono". Adesso ci si deve "sincronizzare su un ordine mondiale con più centri".


La propaganda jihadista e bellica di Amnesty International. di sitoaurora. Tim Hayward, 23 gennaio 2017mideast-syria-electio_horo-e1401740761754La maggior parte di noi non vive in Siria e ne sa molto poco. Quello che pensiamo di sapere arriva dai media. Le informazioni sono fornite su approvazione di un'organizzazione come Amnesty International che si presume affidabile. Certo, ho sempre avuto fiducia in Amnesty International, implicitamente, credendo e condividendone l'impegno morale. Da vecchio sostenitore non ho mai pensato di verificarne l'affidabilità. Solo vedendo l'organizzazione, lo scorso anno, diffondere i messaggi dei famigerati Caschi Bianchi mi sono sorte delle domande. [1] Avendo scoperto un problema sulle testimonianze fornite da Medici Senza Frontiere (MSF), sentivo il dovere di guardare vederci meglio sui rapporti di Amnesty International. [2] Amnesty ha influenzato i giudizi morali pubblici su diritti e torti della guerra in Siria. E se le notizie di Amnesty sulla situazione in Siria si basano su cose non provate? [3] E se i rapporti fuorvianti sono stati fondamentali per alimentare il conflitto che altrimenti sarebbero stato contenuto o addirittura evitato? Amnesty International per prima accusò di crimini di guerra il governo del Presidente Bashar al-Assad, nel giugno 2012. [4] Se un crimine di guerra comporta la violazione delle leggi e l'applicazione di quelle leggi presuppone una guerra, è rilevante sapere da quanto tempo il governo siriano fosse in guerra, ammesso che lo fosse. Le Nazioni Unite parlarono di 'situazione vicina alla guerra civile' nel dicembre 2011. [5] I crimini di guerra indicati Amnesty International in Siria furono quindi riportati basandosi su prove che sarebbero state raccolte, analizzate, redatte, inquadrate, approvate e pubblicate entro sei mesi. [6] Sorprendentemente, e preoccupantemente, lesti. Il rapporto non dettagliava sui metodi di ricerca, ma un comunicato stampa citava a lungo, ed esclusivamente, Donatella Rovera che 'trascorse diverse settimane ad indagare le violazioni dei diritti umani nel nord della Siria'. Per quanto possa dire, le prove pubblicizzate nella relazione furono raccolte con conversazioni e visite di Rovera in quelle settimane. [7] Il suo rapporto affermava che Amnesty International 'non poté fare un'indagine sul campo in Siria'. [8] Non sono un avvocato, ma trovo inconcepibile che le accuse di crimini di guerra su tale base venissero prese sul serio. Rovera stessa poi parlò dei problemi nelle indagini in Siria: in un articolo pubblicato due anni dopo, [9] riferì di esempi di prove e testimonianze materiali che avevano indotto in errore le indagini. [10] Tali riserve non appaiono sul sito web di Amnesty. Non so se Amnesty abbia diffuso eventuali avvertimenti sul rapporto, né su una revisione delle accuse di crimini di guerra. Quello che trovo preoccupante, però, dato che le accuse di crimini possono a tempo debito essere provate, è che Amnesty non temperava le pretese su un'azione futura. Anzi. A sostegno della sua posizione sorprendentemente rapida e decisa sull'intervento, Amnesty International accusò il governo siriano anche di crimini contro l'umanità. Già prima con Deadly Reprisals, il rapporto le presumeva. Tali accuse possono avere gravi implicazioni perché possono essere considerate per un mandato per l'intervento armato. [11] Mentre i crimini di guerra non si verificano, a meno che non ci sia una guerra, i crimini contro l'umanità possono giustificare la guerra. E in guerra, le atrocità si possono verificare laddove altrimenti non si erano verificate.
1005494Trovo queste idee profondamente preoccupanti, soprattutto da sostenitore di Amnesty International, quando appellò all'azione, le cui conseguenze prevedibili comprendono combattimenti e possibili crimini di guerra, commessi da chiunque, che altrimenti non ci sarebbero mai stati. Personalmente, non riesco a non pensare che la volontà del fine estremo condivide le responsabilità sulle conseguenze impreviste. [12] Se Amnesty International considerò il rischio morale di complicità indiretta in crimini di guerra minore che tacere su ciò che credeva di aver trovato in Siria, avrà avuto grandissima fiducia nei risultati. Era giustificata tale fiducia? Se torniamo ai rapporti sui diritti umani in Siria nel 2010, prima dell'inizio del conflitto, troviamo che Amnesty International registrò un certo numero di casi di detenzione illegale e brutalità. [13] Nei dieci anni di presidenza di Bashar al-Assad, la situazione dei diritti umani sembrava agli osservatori occidentali non essere migliorata tanto quanto sperato. Human Rights Watch parlò del 2000-2010 come 'decennio sprecato'. [14] Il tenore costante dei rapporti era la delusione: i progressi compiuti in alcuni settori si stagliavano sui problemi continui in altri. Sappiamo anche che in alcune zone rurali della Siria c'era vera frustrazione per le priorità politiche del governo. [15] Un'economia agricola zoppicante per gli effetti della malgestita grave siccità, irritò i sentimenti d'emarginazione. La vita sarebbe stata migliore per molti nelle città vivaci, ma era tutt'altro che idilliaca per gli altri, e rimaneva spazio per migliorare la situazione dei diritti umani. L'approccio robusto del governo ai gruppi che cercavano di por fine allo stato laico della Siria, giustifica ampiamente il bisogno di monitorarne gli eccessi segnalati. Eppure, i risultati delle osservazioni di prima della guerra erano lontani da qualsiasi idea di crimini contro l'umanità. Incluso il Rapporto Annuale 2011: lo stato dei diritti umani nel mondo. Un rapporto pubblicato solo tre mesi più tardi ritraeva una situazione radicalmente diversa. [16] Nel periodo da aprile ad agosto 2011, gli eventi mutarono rapidamente sulla scia delle proteste antigovernative in alcune parti del Paese, e così Amnesty. Nel promuovere il nuovo rapporto, Deadly Detention, Amnesty International degli USA si vantò di come fornisse “la documentazione in tempo reale sulle violazioni dei diritti umani commesse dalle forze governative”. Non solo forniva una rapida segnalazione, ma fece anche affermazioni nette. Invece di dichiarazioni misurate suggerendo riforme necessarie, condannò il governo di Assad per “il sistematico attacco alla popolazione civile, svoltosi in modo organizzato e in virtù di una politica statale per commettere tale attacco”. Il governo siriano fu accusato di “crimini contro l'umanità”. [17] Velocità e fiducia, così come una profonda implicita comprensione del rapporto sono notevoli. Il rapporto era preoccupante, troppo, dando come portentose delle prove schiaccianti contro il governo: Amnesty International “invitava il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non solo a condannare, in modo fermo e giuridicamente vincolante, le violazioni massicce dei diritti umani commesse in Siria, ma anche ad adottare altre misure per costringere i responsabili a renderne conto, compreso il deferimento della situazione in Siria al procuratore della Corte penale internazionale. Inoltre, Amnesty International continuò a sollecitare il Consiglio di sicurezza ad imporre un embargo sulle armi alla Siria e a congelare immediatamente le risorse del Presidente al-Assad e di altri funzionari sospettati delle responsabilità nei crimini contro l'umanità”. Con tali dichiarazioni forti, soprattutto in un contesto in cui potenti Stati esteri già invocavano il 'cambio di regime' in Siria, il contributo di Amnesty va visto come istigante. Dato che non solo la forza della condanna è degna di nota, ma la rapidità della presentazione, in 'tempo reale', pone òa domanda ai sostenitori di Amnesty Internationaldi su come l'organizzazione potesse seguire istantaneamente gli eventi, oltre a porrli indagare pienamente trovando le prove. La reputazione di Amnesty International si basa sulla qualità della ricerca. Il segretario generale dell'organizzazione, Salil Shetty, ha chiaramente affermato i principi e metodi nella raccolta delle prove: “Lo facciamo in modo sistematico, di prima mano, raccogliendo prove con il nostro personale sul campo. E ogni aspetto della nostra raccolta di dati si basa su riscontri e controllo incrociato da tutte le parti, anche se ci sono, si sa, molti partiti in ogni situazione dato che i problemi di cui ci occupiamo sono piuttosto controversi. Quindi è molto importante avere diversi punti di vista, controllare costantemente e verificare i fatti”. [18] Amnesty si pone così rigorosi standard di ricerca, e assicura al pubblico di essere scrupolosa nell'aderirvi. Questo c'è da aspettarselo, credo, soprattutto quando gravi accuse si rivolgono a un governo. Amnesty ha seguito il proprio protocollo nella preparazione della relazione Deadly Detention? Il personale di Amnesty sul campo ha sistematicamente e in modo diretto raccolto i dati verificati sotto ogni aspetto, confermandoli e controllandoli attraverso tutte le parti interessate? Nell'analisi aggiunta qui in nota [19] si mostra, punto per punto, come la relazione non soddisfi alcuni di tali criteri e come non aderiva ad alcuno di essi. Dato che i risultati potevano essere utilizzati per sostenere la richiesta dell'intervento umanitario in Siria, il minimo da aspettarsi dall'organizzazione era applicare i propri standard prescritti per le prove. Affinché non si creda che concentrandosi sugli aspetti tecnici sui rischi della metodologia di ricerca, si lasci il governo fuori dai guai per crimini abnormi, va sottolineato come in origine fosse assiomatico per Amnesty International non dover mai presumere la colpevolezza senza prove. [20] Piuttosto oltre a questioni tecniche, sbagliare sull'autore dei crimini di guerra potrebbe comportare fin troppo gravi conseguenze, intervenendo erroneamente al fianco dei veri responsabili.
c1l3h4dwqaavk6v Supponiamo nondimeno d'insistere che le prove dimostrassero con sufficiente chiarezza che Assad massacrava il proprio Paese e il proprio popolo: era sicuro che la 'comunità internazionale' doveva intervenire in favore del popolo contro tale presunto stragista? [21] Nell'ambito di opinioni e conoscenze all'estero, al momento, sarebbe sembrato plausibile. Non era l'unica proposta plausibile, tuttavia, e non certo in Siria. Un'altra era che il miglior tipo di supporto da offrire al popolo della Siria era spingere saldamente il governo verso le riforme, mentre lo si aiutava, essendo sempre più necessario liberare il territorio dei terroristi che avevano fomentato e poi sfruttato tensioni e proteste nella primavera 2011. [22] Infatti, anche supponendo che gli agenti della sicurezza interna del governo necessitassero di maggiore moderazione, il modo migliore per raggiungere questo obiettivo non era necessariamente minare il governo, l'unico ben posizionato, con supporto e incentivi costruttivi per applicarla. Non trovo ovvio che Amnesty fosse obbligata o competente a decidere su tali alternative. Dato che, tuttavia, scelse di farlo, dobbiamo chiederci perché da subito respinse il metodo decisionale proposto dal Presidente al-Assad. Era suo dovere tenere le elezioni per chiedere al popolo se lo volevano o meno. Anche se non ampiamente riportate in occidente, e praticamente ignorate da Amnesty [23], le elezioni presidenziali si tennero nel 2014 con la vittoria schiacciante di Bashar al-Assad, 10319723 di voti a favore, l'88,7% , con un'affluenza del 73,42%. [24] Gli osservatori occidentali non contestarono le cifre né sostennero irregolarità del voto [25], i media invece cercarono di minimizzarle. “Questa non è una elezione che può essere analizzata come elezione multipartitica delle democrazie europee o degli Stati Uniti, dice alla BBC Jeremy Bowen da Damasco. E' stato un omaggio al Presidente Assad dai suoi sostenitori, boicottato e rifiutato dagli oppositori, piuttosto che un atto politico, aggiunge”. [26] Questo omaggio, comunque, fu espresso dalla maggioranza assoluta dei siriani. Indicandolo 'significativo', come fece il segretario di Stato John Kerry, [27] rivelava quanto il suo regime fosse rispettato dal popolo della Siria. E' vero che il voto non poteva esserci nelle zone occupate dall'opposizione, ma la partecipazione complessiva fu così grande che anche supponendo che l'intera popolazione in quelle aree gli votasse contro, avrebbero comunque dovuto accettare Assad vincitore legittimo, come in Scozia che accetta Theresa May prima ministra inglese. Infatti, la recente liberazione di Aleppo est ha rivelato che il governo di Assad in realtà vi ha sostegno. Non possiamo sapere se Assad sarebbe stato scelto da così tante persone in altre circostanze, ma possiamo ragionevolmente dedurre che il popolo della Siria ha visto nella sua leadership la migliore speranza per unificare il Paese sull'obiettivo di por fine allo spargimento di sangue. Per quanto si avesse idealmente cercato, anche con le proteste autentiche del 2011, la volontà del popolo siriano chiaramente era, date le circostanze, con il governo nell'affrontare i problemi, piuttosto che farlo soppiantare da entità eterodirette. [28] (Sono tentato di pensare, da filosofo politico, che Jeremy Bowen della BBC avesse ragione a dire che l'elezione non fosse un normale 'atto politico': Bashar al-Assad è sempre stato chiaro nelle dichiarazioni e interviste sulla sua posizione indissolubilmente legata alla costituzione. Non ha deciso di rinunciare alla carriera di medico per diventare un dittatore, se ho capito bene,... anzi, la morte del fratello ne modificò i piani. Dato che i fatti non suggeriscono il contrario, sono personalmente disposto a credere che la fermezza altrimenti incomprensibile di Assad in effetti derivi dall'impegno a difendere la costituzione del suo Paese. Se o meno il popolo lo volesse veramente presidente è secondario rispetto alla domanda se fosse disposto a rinunciare alla costituzione nazionale su dettame di qualche ente diverso dal popolo siriano. La risposta a ciò ha senso, come Bowen nota inavvertitamente al di là della semplice politica).
Dato che il popolo siriano aveva confutato la tesi che Amnesty ha promosso, seri interrogativi si pongono. Tra cui uno, che difenderebbe Amnesty e darebbe una qualche giustificazione indipendente da fonti diverse da quelle delle sue indagini, credendo sinceramente che le accuse al governo siriano fossero fondate. Tuttavia, dato che una risposta affermativa a questa domanda non smentirebbe ciò che ho cercato di chiarire, metto da parte il discorso per il prossimo passo di questa indagine. Il mio punto per ora è che Amnesty International stessa non ha corroborato indipendentemente la propria causa. È preoccupante per chi pensa che debba assumersi la piena responsabilità delle osservazioni che riferisce. Ulteriori discussioni affronterebbero anche preoccupazioni su quali cause dovrebbe rappresentare. [29]
Note:
[1] Per informazioni sui caschi bianchi, una panoramica concisa appare nel video Caschi Bianchi: pronto soccorso o fiancheggiatori di al-Qaida? Per una discussione più approfondita, vedasi la sintesi accessibile e dai molti riferimenti di Jan Oberg. Sulla base delle informazioni ora ampiamente disponibili, e data la coerenza di numerose testimonianze critiche, in contrasto all'incoerenza della narrazione ufficiale spacciata da Netflix, diffido delle testimonianze dei caschi bianchi quando confliggono con le testimonianze dei giornalisti indipendenti sul terreno, soprattutto perché i rapporti di questi ultimi sono coerenti con quelli della popolazione di Aleppo est che ha condiviso la verità sulla propria esperienza dopo la liberazione (per le numerose interviste con gli aleppini si veda il canale Youtube di Vanessa Beeley, e anche si consultino le raccolte fotografiche di Jan Oberg). Vi sono stati certamente sforzi per sfatare le varie denunce dei caschi bianchi, e l'ultimo che conosco (al momento della stesura) riguarda la confessione nel video (linkato sopra) di Abdulhadi Qamal. Secondo Middle East Eye, i suoi colleghi caschi bianchi ritengono che la confessione gli sia stata imposta (segnalazione al 15 gennaio 2017) in un centro di detenzione governativo; secondo Amnesty International, che non menziona tale relazione nel suo appello del 20 gennaio 2017, non vi è alcuna prova che fosse un casco bianco e non si sa cosa gli sia successo. Quello che comprendo da ciò è che alcuni vogliono difendere i caschi bianchi, ma che non sono nemmeno d'accordo su una storia coerente su cui basarsi, data la pressione di eventi imprevisti ad Aleppo che mostrano il dietro le quinte, letteralmente, della storia di Netflix. E' anche poco rassicurante sulla qualità delle indagini di AI in Siria.
[2] La mia indagine critica su Medici Senza Frontiere (MSF) fu innescata apprendendo che la loro testimonianza fu usata per criticare le affermazioni sulla Siria da parte della giornalista indipendente Eva Bartlett. Avendo trovato le sue notizie credibili, mi sono sentito costretto a scoprire quale resoconto credere. Ho scoperto che MSF ingannava su ciò che affermava di sapere della Siria. In risposta all'articolo, diverse persone hanno indicato preoccupazioni su Amnesty International. Così ho avuto il coraggio d'iniziare a mettere in discussione Amnesty International sulla base di indicazioni e suggerimenti forniti da alcuni miei nuovi amici, e vorrei ringraziare particolarmente Eva Bartlett, Vanessa Beeley, Patrick J.Boyle, Adrian D. e Rick Sterling per i suggerimenti. Ho anche tratto beneficio dal lavoro di Tim Anderson, Jean Bricmont, Tony Cartalucci, Stephen Gowans, Daniel Kovalic, Barbara McKenzie e Coleen Rowley. Vorrei ringraziare Gunnar Øyro, per la produzione di una rapida traduzione in norvegese dell'articolo di MSF che ha contribuito a raggiungere altre persone. In realtà ve ne sono tanti altri da cui ho imparato così tanto in queste poche settimane, tra i quali scopro un movimento in rapida espansione di investigatori e giornalisti-cittadini nel mondo. E' una buona cosa che accada in questi tempi terribili. Grazie a tutti voi!
[3] Per esempio, Tim Anderson sostiene, in La guerra sporca alla Siria (2016), che Amnesty è stata 'integrata' insieme ai media occidentali, ed ha seguito fermamente la linea di Washington, piuttosto che fornire prove ed analisi indipendenti.
[4] Il rapporto Deadly Reprisals concludeva che 'le forze governative e le milizie siriane sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, pari a crimini contro l'umanità e crimini di guerra'.
[5] UN
[6] 'Nelle aree dei governatorati di Idlib e Aleppo, dove Amnesty International ha svolto la sua ricerca sul campo per questo rapporto, i combattimenti ebbero l'intensità del conflitto armato non internazionale. Ciò significa che le leggi di guerra (diritto internazionale umanitario) si applicano, oltre che sui diritti umani, e che molti degli abusi documentati qui costituirebbero crimini di guerra'. Deadly Reprisals, p.10.
[7] Il racconto di Rovera è stato contraddetto da altre testimonianze come riportato, ad esempio, sul Badische Zeitung, secondo cui la responsabilità delle morti fu attribuita alla parte sbagliata. L'unilateralità nel resoconto fu fortemente criticata da Louis Denghien. Più rivelatore, tuttavia, è l'articolo di cui parlo nel testo, in cui Rovera due anni dopo si smentiva ("Controllo, relazione e accertamento dei fatti durante e dopo i conflitti armati"). Questo articolo non è stato pubblicato sul sito di Amnesty, che non lo menziona neanche sui rapporti, per quanto ne so. Lo raccomando a tutti coloro che pensano che la mia conclusione su Deadly Reprisals sia affrettata. Penso che sia una lettura salutare per alcuni dei colleghi, come quello che pubblicò una smentita straordinariamente difensiva alla domande critiche sul rapporto, nel blog di Amnesty il 15 giugno 2012, dove mi sembra risponda in modo provocatorio a tutte le domande. (L'autore continua sminuendo i critici di non essere stati così critici sulle rivendicazioni opposte. Non lo so, né m'importa se lo erano. Volevo solo sapere se avesse qualcosa di serio da dire in risposta alle critiche). Pur apprezzando chi lavora per Amnesty con passione, per la causa dei più deboli, non vorrei il contrario, sostenendo che la disciplina professionale sia appropriata nelle discussioni relative alle prove.
[8] “A più di un anno dai disordini nel 2011, Amnesty International, come altre organizzazioni internazionali per i diritti umani, non poté svolgere una ricerca sul campo in Siria essendo effettivamente impedito l'accesso al Paese dal governo”. (Deadly Reprisals, p.13)
[9] Donatella Rovera, ("Controllo, relazione e accertamento dei fatti durante e dopo i conflitti armati") 2014.
[10] Articolo che vale la pena di leggere per intero riflette varie difficoltà ed ostacoli per avere dati affidabili sul campo, ma qui vi è un estratto particolarmente rilevante sul caso della Siria: “L'accesso alle aree interessate durante le ostilità può essere limitata o addirittura impossibile, e quando possibile, spesso estremamente pericolosa. La prova può essere rapidamente rimossa, distrutta o contaminata, intenzionalmente o meno. Le prove "pessime" sono peggio di alcuna prova, in quanto possono portare a ipotesi o conclusioni sbagliate. In Siria ho trovato sub-munizioni inesplose in luoghi non noti per bombardamenti con bombe a grappolo. Anche se spostare sub-munizioni a grappolo inesplose è molto pericoloso, dato che anche un tocco leggero può causarne l'esplosione, i combattenti siriani spesso li raccolgono dai siti degli attacchi governativi e li trasportano in altri luoghi, a volte a distanze considerevoli, al fine di riutilizzarne l'esplosivo. La pratica è ampiamente nota, ma al tempo dei primi attacchi, due anni fa, portò all'ipotesi errata sulla posizione di tali attacchi... Soprattutto nelle fasi iniziali dei conflitti armati, i civili affrontano realtà del tutto sconosciute, scontri armati, colpi di artiglieria, bombardamenti aerei e altre attività militari e situazioni che non hanno mai sperimentato prima, rendendogli molto difficile descrivere con precisione incidenti specifici” ("Controllo, relazione e accertamento dei fatti durante e dopo i conflitti armati"). Alla luce del candore di Rovera, si nota il contrasto inevitabile con la posizione di Amnesty International che non solo approvava il rapporto acriticamente, in primo luogo, ma continuava ad emettere segnalazioni analoghe, invocando azioni sulla base di essi.
[11] “Queste preoccupanti nuove prove dell'organizzazione di gravi abusi evidenzia la pressante necessità di un'azione internazionale decisiva... Per più di un anno, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha differito, mentre una crisi dei diritti umani si aveva in Siria. Si deve ora superare l'impasse e agire concretamente per porre fine a queste violazioni e farne tenere conto ai responsabili”. Deadly Reprisals comunicato stampa. Il direttore esecutivo di Amnesty International degli USA in quel momento favoriva la risposta libica al 'problema' della Siria. Parlando poco dopo la nomina, espresse frustrazione sull'approccio libico che non era già stato adottato per la Siria: “La scorsa primavera il Consiglio di sicurezza creò una maggioranza per un'azione di forza in Libia e fu inizialmente molto controverso, causando molti dubbi tra i principali membri del Consiglio di Sicurezza. Ma Gheddafi è caduto, c'è stato un passaggio e credo che si sarebbe pensato che quei timori sarebbero spariti. Eppure abbiamo visto continuare l'impasse sulla Siria....” citato da Coleen Rowley, “Spacciare la guerra come 'Smart Power'” (28 agosto 2012).
[12] La questione se Amnesty International come organizzazione possa avere una 'volontà' è complessa. Uno dei motivi è che si tratta dell'associazione di tante persone e non c'è un semplice 'si'. Un altro è che le dichiarazioni pubbliche sono spesso espresse in un linguaggio che può trasmettere un messaggio, ma scegliendo parole che permettano di negare qualsiasi particolare intento che verrebbe criticato o censurato. Tale pratica di per sé la trovo malsana, personalmente, e penso che sia inutile per un'organizzazione dalla missione morale come Amnesty. Per una discussione critica sull''interventismo' di Amnesty International in Libia si veda ad esempio Daniel Kovalik “Amnesty International e l'industria dei diritti umani” (2012). Coleen Rowley ha ricevuto da Amnesty International, in risposta alle critiche, l'espressione “non prendiamo posizioni su un intervento armato”. (Il problema dei diritti umani/Il diritto umanitario ha la precedenza sul principio di Norimberga: la tortura è sbagliata, ma lo è anche il crimine di guerra supremo, 2013). Rowley mostra come questa risposta, a differenza di una chiara presa di posizione contro l'intervento, dimostri una certa creatività. Noto anche di passaggio che nella stessa risposta, Amnesty assicura che “le richieste di AI si basano sulla nostra ricerca indipendente sulle violazioni dei diritti umani in un determinato Paese”. Questo, accanto ad AI che cita rapporti di altre organizzazioni, lo considero economizzare la verità. Nel mio prossimo post su Amnesty International, sarà discusso il ruolo di Suzanne Nossel, già direttrice esecutiva di Ammesty International degli USA, e in quel contesto altre informazioni si avranno sugli scopi delle testimonianze di Amnesty, quando vi operava nel 2011-12.
[13] Presentazione dell'UN Universal Periodic Review, ottobre 2011, 'Fine delle violazioni dei diritti umani in Siria'. Senza voler sminuire il significato di ogni singola violazione dei diritti umani, vorrei richiamare l'attenzione qui sulla portata del problema che si registrò prima al 2011 confrontandolo con i rapporti successivi. Così faccio notare che il dipartimento di Stato degli Stati Uniti non dettagliava carenze eclatanti: “C'è stato almeno un caso nell'anno in cui le autorità non protessero chi custodivano.... Ci sono rapporti negli anni precedenti di prigionieri picchiati da altri prigionieri mentre le guardie facevano finta di niente”. Nel 2010 (28 maggio) Amnesty riferì di “diverse morti sospette in custodia”. Il suo briefing alla commissione per la tortura parla di decine di casi nel 2004-2010. Per avere un riferimento in più, questi rapporti indicano anche che il trattamento più brutale tendeva ad essere riservato agli islamisti e in particolare ai Fratelli musulmani. Ci sono anche lamentele dai curdi. Un piccolo numero di avvocati e giornalisti fu anche menzionato.
[14] Human Rights Watch (2010), 'Un decennio perduto: diritti umani nella Siria dei primi dieci anni di potere di Bashar al-Assad' .
[15] Secondo un resoconto: “In conseguenza a quattro anni di grave siccità, agricoltori e allevatori videro i loro mezzi di sussistenza distrutti e il proprio stile di vita trasformato, disilludendosi verso la promessa del governo di piena attenzione alle zone rurali. Slegando promesse paternalistiche di redistribuzione delle risorse a favore dei contadini e patti corporativi d'interesse del regime vincolati al comportamento di privati corrotti, si poté cominciare a rilevare i semi dell'agitazione politica siriana... Il fallimento del regime nell'attuare misure economiche per alleviare gli effetti della siccità fu fondamentale nel spingere tali mobilitazioni del dissenso. In questi ultimi mesi, le città siriane congiungono sofferenza dei migranti rurali sfollati e dei residenti urbani insoddisfatti, che s'incontrano e mettono in discussione natura e distribuzione del potere... Direi che un impulso cruciale al dissenso siriano oggi è stato il ruolo del governo nel marginalizzare ulteriormente la cruciale popolazione rurale di fronte alla recente siccità. Numerose organizzazioni internazionali hanno riconosciuto la misura in cui la siccità ha paralizzato l'economia siriana e trasformato la vita di miriadi di famiglie siriane in modo irreversibile”. Suzanne Saleeby (2012) “Piantare i semi del dissenso: rimostranze economiche e violazione del Contratto Sociale siriano”.
[16] Nomi, date e relazioni pertinenti qui sono facilmente confusi, ecco ulteriori dettagli. Il rapporto di Amnesty International 2011: lo stato dei diritti umani nel mondo menzionato nel testo qui, riporta solo l'anno solare 2010, e fu pubblicato il 13 maggio 2011. La relazione pubblicata nell'agosto 2011su Deadly Detention, decessi in custodia per le proteste popolari in Siria, copre gli eventi fino al 15 agosto 2011.
[17] I crimini contro l'umanità sono una categoria speciale e egregia di illecito: coinvolgono atti che vengono deliberatamente commessi nell'ambito di un esteso o sistematico attacco alla popolazione civile. Mentre crimini ordinari sono una questione che riguarda uno Stato che affronta all'interno, i crimini contro l'umanità, soprattutto se commessi dallo Stato, possono essere oggetto di una reprimenda dalla comunità internazionale.
[18] Salil Shetty intervistato nel 2014
[19] L'indagine è stata sistematica? L'organizzazione della raccolta dei dati richiede tempo, coinvolge procedure per pianificare, preparare, eseguire e consegnare l'analisi sistematica e l'interpretazione dei dati, comportando una buona dose di lavoro; la stesura va adeguatamente controllata. Inoltre, per relazionare in modo affidabile si ricorre a varie indagini di controllo per stabilire contesto e rilevanti fattori variabili che potrebbero influenzare senso e significato dei dati. Anche allora, una volta che un progetto di relazione è scritto, va controllato da alcuni esperti per eventuali errori od omissioni inosservate. Ogni presentazione di prove che evita quei passaggi non può, a mio giudizio, essere considerato sistematico. Non riesco a immaginare come tali processi possano essere completati in breve tempo, per non parlare 'in tempo reale', e quindi posso solo lasciare ai lettori decidere quanto sistematica sia stata la ricerca. Le prove furono raccolte da fonti dirette? “Ricercatori internazionali hanno intervistato testimoni e altri fuggiti dalla Siria nelle ultime visite in Libano e Turchia, o comunicato per telefono ed e-mail con persone rimaste in Siria... inclusi parenti delle vittime, difensori dei diritti umani, medici e detenuti appena rilasciati. Amnesty International ha anche ricevuto informazioni da attivisti siriani e altri che vivono fuori dalla Siria”. Di tutte queste fonti, si potrebbe considerare la testimonianza dei detenuti appena rilasciati come fonte diretta sulle condizioni di detenzione. Tuttavia, siamo alla ricerca di riscontri a sostegno dell'accusa di crimini contro l'umanità attraverso 'una diffusa, sistematica aggressione alla popolazione civile, condotta in modo organizzato e in virtù di una politica statale volta a commettere tale aggressione”. Su quali basi Amnesty può pretendere di sapere con precisione la portata di qualsiasi attacco e di quando ed esattamente chi lo perpetrata, o di come il governo organizza l'attuazione della politica statale, non viene spiegato nella relazione. Le prove furono raccolte dal personale di Amnesty sul terreno? A questa domanda risponde il rapporto: "Amnesty International non è stata in grado di condurre una ricerca di prima mano sul terreno in Siria nel 2011" (p. 5). Ogni aspetto della raccolta dei dati è stato verificato da riscontri? Il fatto che numerose persone identificate siano morte in circostanze violente è confermata, ma la relazione osserva che “in pochissimi casi Amnesty International ha avuto informazioni che indicano dove una persona sia stata detenuta al momento della morte. Di conseguenza, questo rapporto utilizza termini qualificati quali "presunti arresti" e "presunti decessi in custodia", se nel caso, riflettendo tale mancanza di chiarezza su alcuni dettagli dei casi segnalati”. Ciò corrobora la descrizioni della situazione pre-2011 su brutalità della polizia e decessi in custodia. Questi sono inaccettabili in Siria come dovrebbe essere in tutti gli altri Paesi, ma parlare di 'crimini contro l'umanità' implica una politica sistematica. Non trovo nulla nella relazione che porti prove a conferma contro lo Stato: “Nonostante questi limiti, Amnesty International ritiene che i crimini dietro l'alto numero di decessi in custodia segnalati di sospetti oppositori del regime, identificati in questa relazione, nel contesto di altri crimini e violazioni dei diritti umani contro i civili altrove in Siria, siano pari a crimini contro l'umanità. Essi sembrano parte di una diffusa, sistematica, aggressione alla popolazione civile, svolta in modo organizzato e in virtù di una politica statale volta ad aggressioni del genere”. Di conferme di abusi diffusi e pretese che il governo avesse una politica dedita ai crimini contro l'umanità, non ne ho trovate. La prova invocata ha subito un controllo incrociato con tutte le parti interessate? Dato che il governo è accusato, sarebbe la parte più interessata, e la relazione chiarisce che il governo non era preparato a trattare con Amnesty International. La mancata collaborazione del governo con Amnesty, quali che siano le sue ragioni, non può essere offerta come prova della sua innocenza. (Quella stessa frase può addebitarsi ai tradizionali sostenitori di Amnesty International, dato che un principio fondante del giusto processo è presumere l'innocenza fino a prova contraria). Ma permetto che alcuni possano considerare i governi diversi dalle persone fisiche. Ma dato che il governo non era obbligato ad avere rapporti con Amnesty, e potrebbe avere avuto altri motivi per non farlo, dobbiamo semplicemente notare che questo aspetto del protocollo sui metodi d'indagine non fu soddisfatto.
[20] Vorrei sottolineare che varie persone hanno contestato l'assenza di prove credibili, tra cui l'ex-agente della CIA Philip Giraldi, che ha anche affermato che il piano degli USA per destabilizzare la Siria e perseguire un cambio di regime, covava da anni. A differenza delle accuse contro Assad, ciò fu confermato da varie fonti, tra cui l'ex-ministro degli Esteri francese e il generale Wesley Clark .
[21] Anche se le virgolette e la parola presunto sono sempre assenti nei riferimenti alle accuse ad Assad, sui media, li mantengo per principio dato che il semplice fatto di ripetere l'accusa non basta a modificarne lo status epistemico. Per accreditare la verità di una dichiarazione si ha bisogno di prove. Affinché si possa parlare di molte prove, vorrei suggerire brevemente cosa Amnesty International scrisse nel 2016, riferendosi alla 'prova più evidente'. La prova in questione sono le cosiddette fotografie di Cesare che mostrano 11000 cadaveri che si presume torturati e giustiziati da personale di Assad. Una discussione completa su questa materia non si adatta a una nota come questa, ma vorrei solo sottolineare che questa prova era nota ad Amnesty e al mondo dal gennaio 2014 e fu discussa da Philip Luther di Amnesty al momento della pubblicazione. Riferendosi ad esse come '11000 motivi per un'azione reale in Siria' , Luther ammise che la causa delle morti non fu verificata ma parlò suggerendo che la verifica fosse vicina alla conclusione scontata (si ricordi, a cinque mesi prima della vittoria elettorale di Assad, in modo che tale presunto sterminio colpisse l'opinione pubblica nel periodo elettorale). Questi '11000 motivi' chiaramente pesarono presso Amnesty, anche se non poté verificarli. Finora, però, una prova credibile non è stata certificata, e io per primo non mi aspetto che ci siano. Alcuni motivi sono indicati da Rick Sterling nella critica, “Le frodi delle foto di Cesare che minano i negoziati siriani” Nel frattempo, se Amnesty International aveva pensato all'ipotesi per spiegare il motivo per cui gli elettori siriani sembrassero così indifferenti sul presunto stragista loro presidente, non le ha condivise.
[22] Anche se questa era una visione minoritaria sui media occidentali, non era del tutto assente. Il Los Angeles Times del 7 Marzo 2012 aveva un breve articolo intitolato 'In Siria i cristiani temono per la vita se cadesse Assad' che articolava le preoccupazioni per “la se sempre più cruenta rivolta di quasi un anno in Siria, che potrebbe frantumare la sicurezza fornita dal governo autocratico, ma laico, del Presidente Bashar Assad. Avvertimenti di un bagno di sangue se Assad lascia la carica risuonano presso i cristiani, che vedono i loro fratelli cacciati dalla violenza settaria col rovesciamento dei vecchi capi di Iraq ed Egitto, e prima ancora nella guerra civile di 15 anni nel vicino Libano”, rilevando “che la loro paura aiuta a spiegare il notevole sostegno al regime”. Questo fondato timore di qualcosa di peggio probabilmente andava considerato pensando alle proporzione di una qualsiasi escalation militare. L'articolo di LA Times recava un'intervista: "Naturalmente la 'primavera araba' è un movimento islamista", ha detto George con rabbia. "E' piena di estremisti. Vogliono distruggere il nostro Paese e la chiamano 'rivoluzione'... I dirigenti della Chiesa sono in gran parte allineati al governo, sollecitando i loro seguaci a dare ad Assad la possibilità di mettere in atto le riforme politiche a lungo promesse, mentre chiedono la fine delle violenze, che hanno ucciso più di 7500 persone su entrambi i lati, secondo le Nazioni Unite”. Il Los Angeles Times recava diversi articoli simili, tra cui: LAT e USA Today 30.
Troviamo anche che il supporto alla presidenza Assad ha retto per tutto il periodo dopo le proteste iniziali: da allora, il supporto ad Assad permane. Le analisi del 2013 di ORB Poll.
[23] Non ne viene fatta menzione sulle pagine web di Amnesty, e la relazione annuale del 2014/15 reca una menzione superficiale sminuendo l'elezione a priva di significato: “A giugno, il Presidente al-Assad ha vinto le elezioni presidenziali tenute solo nelle aree governative, ottenendo un terzo mandato di sette anni. La settimana successiva, annunciava un'amnistia che ha portato a pochi rilasci di prigionieri; la stragrande maggioranza dei prigionieri di coscienza e altri prigionieri politici continua ad essere detenuta dal governo”. (p.355)
[24] Segnalato sul Guardian del 4 giugno 2014. La popolazione totale della Siria, compresi i bambini, era di 17951639 nel 2014. Anche se la maggior parte della stampa occidentale ha ignorato o sottovalutato i risultati, ci sono state alcune eccezioni. Il Los Angeles Times osservava che “i sostenitori regionali e internazionali di Assad ne salutano la vittoria come soluzione politica alla crisi e chiara indicazione della 'volontà' dei siriani”. In un articolo su Fox News via Associated Press, vi era una chiara descrizione della profondità del sostegno: “L'elezione siriana mostra la profondità del sostegno popolare ad Assad, anche tra la maggioranza sunnita”. L'articolo spiegava le numerose ragioni del sostegno, smentendo la solita narrativa tradizionale in occidente. Il Guardian riportava: “Garantirsi un terzo mandato presidenziale è la risposta di Assad alla rivolta, che ha avuto inizio nel marzo 2011 con manifestanti pacifici che chiedevano riforme, ma da allora è divenuta una guerra che ha scosso il Medio Oriente e il mondo. E ora, con una stima di 160000 morti, milioni di sfollati in patria e all'estero, potenze estere che sostengono entrambi i lati, e gruppi jihadisti legati ad al-Qaida che ottengono maggiore controllo nel nord e ad est, molti siriani ritengono che Assad solo possa porre fine al conflitto”. Steven MacMillan da un resoconto pro-Assad delle elezioni su New Eastern Outlook.
[25] Nonostante le affermazioni degli Stati impegnati nel 'cambio di regime', secondo cui il risultato delle elezioni va semplicemente ignorato, gli osservatori internazionali non trovarono alcun difetto da segnalare.
[26] Lo si ritiene di così poca importanza da parte del British Foreign and Commonwealth Office, che la sua pagina web sulla Siria, aggiornata al 21 gennaio 2015, aveva ancora questo paragrafo sulla possibile futura elezione in Siria, e con un certo scetticismo: “non vi è alcuna prospettiva di elezioni libere ed eque nel 2014, mentre Assad rimane al potere”.
[27] BBC
[28] Un sondaggio nel 2015 della ORB International, società specializzata nella ricerca sull'opinione pubblica in ambienti fragili e conflittuali, mostrava ancora Assad avere maggiore supporto popolare che non l'opposizione. Il rapporto fu analizzato da Stephen Gowans.
[29] Per i pensieri precedenti e in via preliminare alla questione generale, vedasi il mio pezzo “Amnesty International è fedele alla sua missione?” (12 Gennaio 2017)
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187aUDIOhOSTEM ] PUÒ ESSERE? IO DICO CHE PUÒ ESSERE! .. su dai, tu vieni fuori lucertola.. lol. oppure io ti vengo a prendere.. su dai non avere paura.. io non sono un vampiro!
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stop a matrimoni forzati in Pakistan ] Con una sua firma, la Prima Ministra del Bangladesh può diventare un’eroina per milioni di ragazze e bambine. O approvare una legge che potrà forzarle a sposare i loro stupratori!
Il Bangladesh ha fatto enormi progressi nella tutela delle donne. E questa nuova legge aveva l’obiettivo di mettere fine al fenomeno delle “spose bambine”. Ma ci hanno infilato una clausola con delle “circostanze speciali” in cui si possono obbligare queste ragazzine a sposare chi le violenta.
Nel Paese sono in corso proteste e manifestazioni ma il Parlamento potrebbe approvarla ormai in qualsiasi momento. Appelliamoci alla Prima Ministra per farle eliminare la clausola pro-stupratori e potenziare un vero piano nazionale per queste ragazze. Firma qui a destra.
Foto di Sumon Sarkar, dal film "Too Young to Wed" (Troppo giovane per sposarsi), per Al Jazeera 101 East

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Sharia Dhimmi Schiavo AKBAR
io voglio in galera: tutti i complici delle Banche Centrali SpA regime Bildenberg! questo è alto tradimento costituzionale: il signoraggio bancario: la pena da proporre, come disegno di legge? è la pena di morte! ] C’è un giudice a Trani 26.01.2017. Giulietto Chiesa 5950220. E’ il pubblico Ministero Michele Ruggiero che ha esercitato il suo dovere di “controllore pubblico” portando in giudizio Fitch e Standard &Poor’s, due delle tre agenzie di rating che hanno tormentato l’Italia e che hanno agito come aguzzini al servizio dei grandi poteri finanziari del mondo intero. Adesso lo sappiamo già, con tutti i necessari dettagli, in attesa che il Tribunale di Trani lo confermi.
Pechino decise di dare vita alla propria agenzia di rating. il DaGong. [ Le agenzie di rating e le responsabilità della Bce ] Le accuse a loro carico sono pesantissime e mettono in discussione prima di tutto l'arbitrarietà totale dei loro giudizi. Alla quale si aggiunge un lungo elenco di clamorose manipolazioni dei dati disponibili, scelti apparentemente a caso, in realtà funzionali a creare le condizioni per una crisi politica, cioè tali da essere usati come strumenti per un ricatto. Detto in altri termini, i funzionari delle due agenzie hanno lavorato per conto terzi, colpendo direttamente la sovranità nazionale dell'Italia e sottoponendo il suo popolo (non solo i risparmiatori) a pesanti conseguenze economiche e sociali negli anni successivi, fino ad oggi.
I fatti specifici risalgono alla deliberazione di questi stranissimi "giudici", che nessuno ha mai eletto, che condusse al duplice taglio del rating dell'Italia del gennaio 2012. "Giudici" assai poco qualificati, ma nominati dei centri onnipotenti della finanza mondiale, se è vero — come il PM Ruggiero ha abbondantemente dimostrato nella sua requisitoria di oltre 9 ore — che propalarono al mondo intero la loro "preoccupazione" per il "troppo alto" livello del debito pubblico e bancario italiano verso creditori esteri. Ciò mentre tutti i dati, tra cui quelli del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione Europea indicavano il contrario.
Solo una ingenuità totale potrebbe impedire di cogliere che il programma di emergenza dell'appena insediato governo Monti, voluto dall'allora presidente della Repubblica Napolitano, venne predisposto proprio sulla base di questi giudizi e di quei dati falsi. Sbalorditivo il fatto che l'allora Ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Paolo Padoan (e ministro del Governo Renzi e dell'attuale governo Gentiloni) abbia deciso di non costituirsi parte civile nel processo di Trani. Una plateale complicità, tutta politica, che impedirà allo Stato italiano di ottenere anche un parziale rimborso dei danni subiti che, secondo la Corte dei Conti ammonterebbero a non meno di 120 miliardi di euro.. [ Paolo Gentiloni: uomo-portafoglio per i debiti di Renzi ] Ma questa valutazione è sottostimata in molti sensi. I giudizi di questi signori hanno spostato non centinaia di miliardi: hanno modificato gli equilibri finanziari dell'Europa e creato instabilità politica. Non solo in Italia. Basti guardare l'esempio greco per cogliere l'enorme potere che i mercati hanno trasferito dalle istituzioni rappresentative della democrazia alle banche. La City di Londra, filiale e complice di Wall Street, hanno preso nelle loro mani, in sostanza, il potere politico. Quelli che sono figurativamente seduti sul banco degl'imputati di Trani altro non sono che i modesti maggiordomi di secondo grado di questo nuovo sistema politico. Di "secondo grado" perché i loro nomi non li conosce nessuno. Noi conosciamo i maggiordomi di primo grado, come Pier Paolo Padoan, o Vittorio Grilli, che era allora Direttore Generale del Tesoro e adesso è tornato al suo vero posto ai vertici della JP Morgan. Ma questi non solo tra gl'imputati. Per ora.
Chi aveva mai sentito nominare, per esempio, Deven Sharma, presidente di Standard&Poor's, uno dei cinque imputati su cui pende la richiesta di condanna da 2 a 3 anni di carcere? Non ci fosse stato il lungo e meticoloso lavoro del Pubblico Ministero di Trani, non lo sapremmo neanche oggi. Adesso sappiamo che truccavano le carte e che anche il famoso "spread", che servì per ingannarci, era una fanfaluca.
Il fatto più sgradevole, tuttavia, è scoprire che la Standard&Poor's dovrà pagare, in caso di condanna, solo 4,6 milioni di €: l'equivalente di un pacchetto di sigarette per chi ha contribuito a svaligiare uno Stato intero. Che significa solo una cosa: il codice penale è rimasto indietro di almeno cinquant'anni. Ma, anche se la sentenza di Trani, attesa a febbraio, dovesse limitarsi a condanne esageratamente miti, come quelle qui ventilate, dobbiamo renderci conto che adesso, finalmente, abbiamo gli strumenti per fermare gli eversori.
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2017/01/26/anp-ripercussioni-su-nuovi-insediamenti_cee241e6-185f-4b3f-8729-303df0250909.html
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Tu sei schiavo impuro dhimmi in Sharia Law: teologia sostituzione genocidio
o gli indiani sono degli sprovveduti, oppure, loro si fanno ammazzare bene da qualche montanaro islamico! ED IO PENSO CHE ANCHE UN DRONE POTREBBE FARE UN PATTUGLIAMENTO! MODI COGLIONE! BASTA A FAR MORIRE QUESTI RAGAZZI! NEW DELHI, 26 GEN - E' salito a 11 il numero delle vittime causate da due valanghe cadute ieri su altrettanti accampamenti dell'esercito indiano lungo la Linea di Controllo (LoC, confine ufficioso indo-pachistano) nello Stato di Jammu & Kashmir. Lo riferisce la tv News18 di New Delhi. Un portavoce militare ha aggiornato il bilancio delle vittime della seconda valanga registrata ieri sera nel settore di Gurez, precisando che si tratta di almeno 10 morti. In precedenza in mattinata un'altra valanga nel distretto di Ganderbal, a 2.800 metri di quota, aveva provocato la morte di un maggiore dell'esercito e quattro dispersi. Appresi i particolari delle due tragedie il primo ministro Narendra Modi, impegnato nelle celebrazioni del 68/o anniversario della Repubblica indiana, ha manifestato il suo "profondo dolore" per la morte di questi "eroici jawan", soldati paramilitari.
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2017/01/26/valanghe-in-kashmir-su-esercito11-morti_72e13134-22e7-4c35-b8fa-9c25dc48bc42.html

I ricchi della Silicon Valley hanno la fisima della fine del mondo, ED ATTENDONO LA GUERRA MONDIALE NUCLEARE! 26.01.2017 ( IN REALTÀ IO ME LI STO PER PORTARE TUTTI IN ARABIA SAUDITA! ) miliardari della Silicon Valley si stanno preparando all’apocalisse comprando bunker sotterranei, armi, munizioni e motociclette. Lo riporta il quotidiano britannico The Independent. Reid Hoffman, il co-fondatore di LinkedIn, ha detto al New Yorker che più del cinquanta per cento dei miliardari del settore tecnologico californiano si stanno preparando al peggio. "Ho un paio di motociclette. Un mucchio di armi e munizioni. Viveri. Potrei restare nella mia casa per un sacco di tempo", ha affermato Hoffman. Altri stanno investendo in bunker e terreni. Antonio Garcia Martinez, ex manager di Facebook, ha recentemente acquistato 5 acri di terreno su un'isola nel Pacifico nord-occidentale. Stando al Businnes Insider, sull'isola sarebbero stati allestiti generatori, pannelli solari e diversi armamenti.

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GRECIA NEGA ESTRADIZIONE MILITARI TURCHI, FURIA DI ANKARA. Sharia Dhimmi Schiavo AKBAR. DIETRO LA GRECIA VERRÀ LA NATO RUSSIA E CINA: E CHIUDEREMO QUESTO SATANISMO ISLAMICO SHARIAH, DEFINITIVAMENTE, QUESTA VOLTA! la finanza internazionale ha fatto diventare la LEGA ARABA un gigante shariah nazista (una minaccia per il genere umano), e noi siamo diventati dei nani: in tutti i sensi! ci stanno portando: criminalità, burocrazia, tasse, su tasse.. anarchia relativismo edonismo: teosofie demoniche Darwin GENDER, massoniche lobby.. usura massonica regime Rothschild bildenberg alto tradimento costituzionale il Signoragio bancario!
Grecia: 'no estradizione militari turchi' La richiesta era stata avanzata da Ankara dopo il fallito golpe

Gabriella Riti Tirelli · buona decisione, sono d'accordo. Anche noi avremmo dovuto opporci allo sbarco dei due marò in uno stato dove esiste la pena di morte, contraria ai nostri principi giuridici.
ma come si sa... coraggiosa Grecia, con poche risorse per fare muro contro alla Turchia. Speriamo bene... 26 gennaio 2017.  La corte suprema greca ha respinto la richiesta di estradizione per gli otto militari turchi fuggiti in Grecia con un elicottero dopo il fallito golpe in Turchia lo scorso 15 luglio. Ankara ha chiesto con forza ad Atene l'estradizione dei militari, che si sono tuttavia dichiarati estranei al colpo di stato. Il presidente della Corte suprema greca Giorgos Sakkas, leggendo la decisione, ha detto che è improbabile che i militari turchi possano affrontare un processo equo qualora dovessero tornare nel loro Paese natale.
Da circa sei mesi gli otto agenti stanno portando avanti una battaglia legale per chiedere l'estradizione in Grecia sostenendo che se fossero restituiti alle autorità di Ankara subirebbero maltrattamenti in carcere.
Immediata la reazione di Ankara. Un tribunale di Istanbul ha emesso un nuovo mandato d'arresto nei confronti dei soldati - 2 maggiori, 4 capitani e 2 sergenti - con l'accusa di aver preso parte al tentativo di putsch, orchestrato della presunta rete eversiva di Fethullah Gulen. I militari si erano già dichiarati innocenti. Secondo l'agenzia Dogan, su questa base una nuova richiesta di estradizione verrà inviata alla Grecia. Ankara intende inoltre chiedere all'Interpol l'emissione di un mandato di cattura internazionale. La dura reazione di Ankara è contenuta anche in un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri: "Questo atteggiamento della magistratura greca contro le norme e i principi del diritto internazionale porta all'impunità per i criminali e alla violazione dei diritti delle vittime. Da Paese che in passato ha vissuto un colpo di stato, con questa decisione la Grecia è purtroppo scivolata nella posizione di Paese che protegge i golpisti". A rischio, avverte la Turchia, potrebbero esserci anche i rapporti con la Grecia: "Gli effetti di questa decisione, che crediamo sia stata presa per motivi politici, saranno oggetto di una valutazione complessiva rispetto alle nostre relazioni bilaterali, alla nostra cooperazione nell'ambito dell'antiterrorismo e alle altre questioni bilaterali e regionali". Proprio stamani, una delegazione di Atene era giunta ad Ankara nell'ambito di "regolari consultazioni politiche" tra i due ministeri degli Esteri.
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2017/01/26/greciano-estradizione-militari-turchi_da1484a3-9936-467d-bd90-8926ac0ba706.html

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Per vice premier dell'Ucraina ospitare Eurovision a Kiev è una questione politica
L'Ucraina ritiene che l'organizzazione del festival musicale "Eurovision" abbia un significato soprattutto politico. Lo ha dichiarato il vice premier Vyacheslav Kirilenko in onda sul canale "Espreso TV".
Tulsi Gabbard
20:11 26.01.2017
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Deputata del Congresso USA racconta alla CNN il suo incontro con Assad
La deputata della Camera dei Rappresentanti eletta nelle Hawaii, la democratica Tulsi Gabbard, ha parlato della sua recente visita in Siria e del suo incontro con il presidente Bashar Assad.
Russian President Vladimir Putin addresses attendees during the 70th session of the United Nations General Assembly at the U.N. Headquarters in New York, September 28, 2015
19:48 26.01.2017
3258
Pericoloso dialogare con Putin: nuovi attacchi della stampa americana contro Trump
La nuova amministrazione degli Stati Uniti è in procinto di accordarsi con la Russia e di ascoltare di più gli interessi del Cremlino, scrive l'autore del New York Observer Jakub Janda.
Hacker
19:22 26.01.2017
0 185
Russia, attacco hacker contro sito della Guardia Nazionale
Il sito della Guardia Nazionale russa ha subito un massiccio attacco informatico, riporta l'organo.
Participants hold a British Union flag and an EU flag during a pro-EU referendum event at Parliament Square in London.
18:51 26.01.2017
2144
GB, Titov: se Londra vuole, Mosca pronta a rilanciare il dialogo
Mosca è pronta a riprendere il dialogo con Londra, ma senza volersi imporre.
Sputnik International Information Agency
18:31 26.01.2017
4162
L’arma della Commissione europea contro la propaganda russa è poco efficiente
L’efficienza della East StratCom Task Force della Commissione europea contro la propaganda russa è molto discutibile. Ne ha parlato a Sputnik François-Bernard Huyghe, direttore della ricerca dell’Institut de relations internationales et stratégiques di Parigi.
Vladimir Putin
18:17 26.01.2017
0 469
Russia, Putin: Bisogna rafforzare capacità combattimento per forze di terra
Il presidente Vladimir Putin ha fatto appello ad un rafforzamento della capacità di combattimento e ad un aumento della mobilità delle forze di terra russe.
Negoziati sulla Siria ad Astana, Kazakistan
18:05 26.01.2017
2165
Opposizione siriana non ha discusso la riforma costituzionale nei negoziati di Astana
L'opposizione armata siriana, che ha preso parte ai negoziati di Astana, si è rifiutata di considerare la bozza di riforma costituzionale proposta dalla Russia, in quanto l'obiettivo prioritario è fissare una tregua duratura e stabile, ha riferito il rappresentante ufficiale dei movimenti anti-Assad Osama Abu Zeid.
Mezzi militari USA verso l'Europa orientale
17:33 26.01.2017
1253
Forze NATO e problemi logistici, alla base la mancanza di un piano preliminare
I problemi logistici che stanno ostacolando il dispiegamento delle forze NATO nell’Europa dell’Est sono dettati dalla scarsa conoscenza del territorio. Lo ha dichiarato Charles Shoebridge, esperto di sicurezza ed ex membro del nucleo antiterrorismo dell’esercito britannico.
Soldato russo con dei bambini per le strade di Aleppo
17:01 26.01.2017
3463
Ad Aleppo arriva il primo treno, mentre la polizia russa addestra i colleghi siriani
Aleppo prova a ritornare alla normalità dopo quattro anni di guerra. Sul fronte civile la popolazione festeggia l'arrivo in città del primo treno da quattro anni a questa parte, mentre la polizia militare russa addestra i colleghi siriani.
Bunker
16:30 26.01.2017
61059
I ricchi della Silicon Valley hanno la fisima della fine del mondo
I miliardari della Silicon Valley si stanno preparando all’apocalisse comprando bunker sotterranei, armi, munizioni e motociclette. Lo riporta il quotidiano britannico The Independent.
Brexit
16:07 26.01.2017
1194
Mosca: Brexit può influenzare le attività delle società russe con interessi in UK
Il vice ministro degli Esteri russo Vladimir Titov ha dichiarato che l'incertezza attorno al processo di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea potrebbe influenzare le attività delle società russe con interessi a Londra.
Maria Zakharova
15:56 26.01.2017
1271
Siria, Zakharova: la Russia la vorrebbe laica e unita
Siria, Zakharova: la Russia la vorrebbe laica e unita.
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25/01/2017, devono essere tutti arrestati! 1. non soltanto: Questo è alto tradimento ai valori democratici, 2. ma questo conferma come, è proprio: la LEGA ARABA è il nemico che ci ucciderà!! MEDIO ORIENTE - SPAGNA, Il Real Madrid cancella la croce dallo stemma per vendere nei Paesi arabi. La decisione motivata per rispettare le “sensibilità culturali”. Gli affari della squadra spagnola nel Golfo. Lo sport attratto dalla ricerca di capitali arabi. I fan si domandano: "Ma per andare a giocare in una repubblica si dovrebbe forse eliminare il titolo reale dal nome della squadra?". Madrid (AsiaNews) - Il Real Madrid Club de Fútbol, storico club di calcio spagnolo e organizzazione tra le più prestigiose dello sport mondiale, modificherà il disegno del proprio scudo per eliminare la croce che sovrasta la corona del proprio simbolo. La decisione è stata presa a seguito di un accordo regionale siglato ieri per la distribuzione del materiale tecnico della squadra in alcuni Paesi del Medio Oriente.
L’accordo, di durata quinquennale e che frutterà alle casse del club spagnolo 50 milioni di euro, è stato siglato con Marka, una società di distribuzione con sede negli Emirati Arabi Uniti. Essa acquisisce così i diritti esclusivi per la produzione, la distribuzione e la vendita dei prodotti a marchio Real Madrid negli Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman.
Il business è importante nello sport attuale e così a farne le spese è la piccola croce sulla corona del glorioso stemma. In un’intervista telefonica con la Reuters, Khaled al-Mheiri, vicepresidente di Marka, ha così motivato la decisione: "Dobbiamo essere attenti poiché nella regione del Golfo vi è una forte sensibilità nei confronti di prodotti che hanno impressa una croce". Le vendite cominceranno a marzo.
Seppur sollecitato per posta elettronica da media e tifosi che chiedevano spiegazioni, il Real Madrid da parte sua non ha ancora rilasciato dichiarazioni. Esso non è nuovo a questo genere di provvedimenti. Una situazione simile si verificò nel 2012 per la costruzione del Real Madrid Resort Island negli Emirati Arabi. Nel 2014 il club spagnolo dispose la rimozione della croce cristiana presente nel proprio marchio qualora questo venisse sfruttato dalla Banca Nazionale di Abu Dhabi, suo partner commerciale. Questo scatenò la reazione di soci e tifosi che protestarono con durezza contro la decisione unilaterale del presidente Florentino Perez. Anche l’opinione pubblica si mosse.
L’associazione cattolica Enraizados lanciò una campagna di raccolta firme per non togliere la croce dallo scudo a causa dell’accordo con gli arabi. Un comunicato dell’associazione affermava: "in un momento in cui i cristiani sono perseguitati in molti paesi in Asia e in Africa, Florentino Perez ha deciso di fare a meno della croce, affinché non saltasse il contratto milionario. Con questa decisione, il Real Madrid volta le spalle agli 800 mila cristiani che vivono negli Emirati Arabi Uniti, il 12,6% della popolazione”. E ancora: "Ma per andare a giocare in una repubblica si dovrebbe forse eliminare il titolo reale dal nome della squadra?", si chiedevano a Enraizados. "Occorre ricordare che i calciatori musulmani Real Madrid sono soliti giocare con lo scudo con la croce sulle loro maglie, e nessuno di loro ha obiettato mai nulla. Infine, vorremmo anche ricordare al Real Madrid, che la croce è presente sulle bandiere in molti paesi europei i cui governi non la eliminano dalla loro bandiera nazionale quando le delegazioni diplomatiche si trovano in Paesi musulmani".
Al presente i capitali arabi rappresentano per lo sport europeo un’importante opportunità. Emirates Airlines, con sede a Dubai, è lo sponsor principale del Real Madrid, mentre il club è sponsorizzato anche da IPIC, il fondo di investimento di Abu Dhabi. Il curioso caso del club di Madrid non è l’unico. Si ricorda infatti che l'FC Barcelona ha tolto la croce di San Jordi dal suo scudo per vendere più magliette nei Paesi musulmani e il Paris Saint Germain, squadra francese di proprietà della famiglia reale del Qatar, ha anch’esso cambiato il suo stemma, in cui non compare più il simbolo della culla del suddetto Santo, elemento ritenuto offensivo nel mondo arabo perché associato a una dinastia che ha preso parte alle crociate e simbolo della città di Saint-Germain.

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25/01/2017, devono essere tutti arrestati! 1. non soltanto: Questo è alto tradimento ai valori democratici, 2. ma questo conferma come, è proprio: la LEGA ARABA: il nemico che ci ucciderà!! 01/25/2017, 16.04
MIDDLE EAST – SPAIN
Real Madrid drops the cross from its crest to sell in Arab countries
The decision was made out of "cultural sensitivity". The Spanish club has major business interests in the Gulf. Sports have attracted Arab capital. However, “Should the team remove the crown from its crest when it plays in Republican countries?” fans ask.
Madrid (AsiaNews) – Real Madrid, ​​one of Spain’s foremost football clubs and sport franchises, is set to change the design of its crest by removing the cross on top its crown. This comes after it signed a deal to market club-related sportswear in some Mideast countries.
The five-year agreement, which will bring some € 50 million (US$ 53 million) into the Spanish team’s coffers, was signed with Marka, a retailing company based in the United Arab Emirates (UAE), which acquired an exclusive license for the production, distribution and sale of Real Madrid brand products in the UAE, Saudi Arabia, Qatar, Kuwait, Bahrain and Oman.
In today’s sports world, business is important and the price can be the tiny cross on the crown of a glorious emblem. "We have to be sensitive towards other parts of the Gulf that are quite sensitive to products that hold the cross," Marka Vice Chairman Khaled al-Mheiri told Reuters.
Sales are set to start in March. meanwhile, e-mail requests for explanations from media and fans have failed to elicit a statement from the Real Madrid football club.
For the Spanish team, this is not the first time it has dropped the cross. It did the same in 2012 for the construction of the Real Madrid Resort Island in the UAE.
Again in 2014, the Spanish club removed the Christian symbol from its crest when used by its business partner, the National Bank of Abu Dhabi. This triggered a reaction among other club partners and fans who loudly protested against the unilateral decision of club president Florentino Perez. Public opinion also reacted to the news.
The Enraizados (The Rooted Ones), a Catholic Association, launched a campaign to collect signatures to stop the removal of the cross from the crest because of the agreement with the Arabs. In a statement, the association said, "At a time when Christians are persecuted in many countries in Asia and Africa, Florentino Perez has decided to do away with the cross to avoid losing a contract worth millions. With this decision, the Real Madrid turns its back to the 800,000 Christians living in the UAE, 12.6 per cent of the population."
The Enraizados went further. “Should the team remove the crown from its crest when it plays in Republican countries?” they asked. Indeed, "Muslim footballers who signed up with the Real Madrid are used to playing with a cross on the crest on their jerseys, and none of them has objected.”
“Finally, let us not forget that like Real Madrid, a cross is present in the flags in many European countries whose governments do not remove it when their diplomatic delegations are in Muslim countries."
Currently, Arab money represents an important opportunity for European sports. Dubai-based Emirates Airlines is Real Madrid’s main jersey sponsor, whilst the International Petroleum Investment Company (IPIC), the investment fund of the Government of Abu Dhabi, also sponsors the club.
The Real Madrid case is not unique. FC Barcelona removed the cross of Saint Jordi from its crest to sell more shirts in Muslim countries, and the Paris Saint-Germain, the French team owned by Qatar’s royal family, also changed its crest, which no longer shows the symbol of the saint’s cradle, deemed offensive in the Arab world for its associations with a dynasty that took part in the crusades and symbolises the city of Saint-Germain.

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SALMAN non si doveva permettere di mancarmi di rispetto in questo modo! ] che, in Europa sono tutti diventati dei bastardi SODOMITICI del PD Bildenberg i massoni ROTHSCHILD? LUI AVREBBE DOVUTO RISPETTARE ME: COMUNQUE!! [ El Real Madrid quita la cruz de su escudo para vender su marca en los países árabes
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25/01/2017, devono essere tutti arrestati! 1. non soltanto: Questo è alto tradimento ai valori democratici, 2. ma questo conferma come, è proprio: la LEGA ARABA: il nemico che ci ucciderà!! El Real Madrid quita la cruz de su escudo para vender su marca en los países árabes, La decisión, motivada a fin de respetar las “sensibilidades culturales”. Los negocios del equipo español en el Golfo. El deporte, atraído por la búsqueda de capitales árabes. Los fans cuestionan: “Pero, ¿acaso debería eliminarse el título real del nombre del equipo para ir a jugar a una república? ".
Madrid (AsiaNews) – El Real Madrid, un histórico club de fútbol español y una de las organizaciones más prestigiosas del deporte a nivel mundial, modificará el diseño de su escudo para eliminar la cruz que se erige sobre la corona de su símbolo. La decisión fue tomada tras alcanzar un acuerdo regional que fue firmado ayer, para la distribución del material técnico del equipo en algunos países de Oriente Medio.
El acuerdo, que tiene una duración quinquenal, y que aportará al club español 50 millones de euros, fue firmado con Marka, una sociedad distribuidora con sede en los Emiratos Árabes Unidos. La misma adquiere derechos exclusivos para la producción, distribución y venta de los productos de la marca Real Madrid en los Emiratos Árabes Unidos, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahréin y Omán.
El business es importante en el deporte actual, y quien paga las costas de ello es la pequeña cruz de la corona del glorioso escudo. En una entrevista telefónica concedida a la agencia Reuters, Khaled al-Mheiri, vicepresidente de Marka, dio los motivos de la decisión como sigue: "Debemos estar atentos, puesto que en la región del Golfo hay una fuerte sensibilidad en relación a los productos que llevan impresa una cruz”. Las ventas comenzarán en el mes de marzo. 
Si bien a través del correo electrónico y a través de sus “hinchas” fueron solicitadas explicaciones, el Real Madrid, por su parte, aún no ha difundido declaraciones al respecto.  Lo cual no es nuevo cuando se trata de este tipo de medidas. Una situación similar se verificó en el año 2012,  para la construcción del Real Madrid Resort Island en los Emiratos Árabes. En el 2014, el club español dispuso la eliminación de la cruz cristiana presente en su marca cuando ésta fuera utilizada por el Banco Nacional de Abu Dhabi, su socio comercial. Esto desencadenó la reacción de socios e hinchas, que protestaron duramente contra la decisión unilateral del presidente del club,  Florentino Perez. La opinión pública también acusó el impacto del gesto.
La asociación católica Enraizados lanzó una campaña de recolección de firmas a fin de que la cruz no fuera quitada del escudo a raíz del acuerdo con los árabes. Un comunicado de la asociación afirmaba: “en un momento en el que los cristianos son perseguidos en muchos países de Asia y África, Florentino Pérez ha decidido desdeñar la cruz, para no arruinar un contrato millonario. Con esta decisión, el Real Madrid da la espalda a los 800.000 cristianos que viven en los Emiratos Árabes Unidos, el 12,6% de la población”. Y prosigue: “¿Acaso para ir a jugar a la república debería quitarse el título real del nombre del equipo?", se preguntan en Enraizados. "Ha de recordarse que los jugadores de fútbol musulmanes del Real Madrid acostumbran jugar con el escudo con la cruz en sus camisetas, y jamás nadie ha objetado nada al respecto. Por último, también queremos recordar al Real Madrid que la cruz está presente en las banderas de muchos países europeos, cuyos gobiernos no la eliminan de su bandera nacional cuando las delegaciones diplomáticas se encuentran en países musulmanes".
Actualmente, los capitales árabes representan una importante oportunidad para el deporte europeo. Emirates Airlines, con sede en Dubái, es el principal sponsor del Real Madrid, en tanto el club también es patrocinado por el IPIC, el fondo de inversiones de Abu Dhabi. El curioso caso del club de Madrid no es el único. Debe recordarse que el FC Barcelona quitó de su escudo la cruz de San Jordi para vender más camisetas en los países musulmanes, y que el Paris Saint Germain, un equipo francés que es propiedad de la familia real de Qatar, también ha cambiado su escudo , en el cual ya no aparece más el símbolo de la cuna del santo en cuestión, un elemento considerado ofensivo en el mundo árabe por el hecho de estar asociado a una dinastía que participó de las cruzadas y que es símbolo de la ciudad de Saint-Germain.

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dobbiamo preparaci per la guerra! [ la shariah è un abominio: un delitto intollerabile: un atto di soffocamento contro il GENERE UMANo, e la sharia deve essere incriminata: immediatamente! ARAB LEAGUE - EUROPEAN UNION. Arab League Vs Europe: we have our human rights charter, we shall have our court. A report by the European parliament on human rights in the United Arab Emirates stirs a hornet's nest, especially when it comes to dissidents, death penalty and the rights of women and foreign workers.
Cairo (AsiaNews/Agencies) - The Arab League has come to the defence of the United Arab Emirates (UAE), which has been criticised in a human rights report by the European parliament. The League said that it already had an Arab human rights charter and could set up an Arab Court for Human Rights; "that's why we do not wait on international parties to assess human rights in the Arab world".
Released on 26 October, the European report criticised the UAE's treatment of political dissidents and its use of the death penalty, calling on the major oil producer to respect the rights of women and migrant workers.
The European parliament report noted that the UAE had "accelerated its crackdown on human rights defenders and civil society activists, bringing the number of political detainees to 64", most of whom are held in solitary confinement and without legal help.
The Arab League's response calls the report "biased and prejudiced," following a similar statement by the UAE's foreign minister, Anwar Gargash, who said, "The biased and prejudiced report levelled unsubstantiated accusations without examining the facts of the situation on the ground".
On the issue of the rights of women and migrant workers, the foreign minister noted that people from more than 200 nations lived in the country "in an atmosphere of openness and tolerance".
"The report contains huge exaggerations in its comments against a sovereign nation," Arab League Deputy Secretary-General Ahmad Bin Hala said. "Perhaps the EU did not look into the circumstances in a very accurate manner, and the reality of human rights in the Arab world is still absent to international human right bodies".
He pointed out that the foreign ministers of the 22-nation league had agreed to the creation of an Arab Court for Human Rights, which will be discussed in the upcoming Arab Summit.
"We all know that the UAE is a country that's open to the world," Hala added. It has "people from more than 193 countries working there. It enjoys a high number of investments, and economic and social activity. Due to its openness, everything is clear and transparent in the UAE".
The UAE is the world's fifth-largest oil exporter and is an important business partner for the European Union, with bilateral trade last year reaching € 41.4 billion (US$ 54 billion).

dobbiamo preparaci per la guerra! [ la shariah è un abominio: un delitto intollerabile: un atto di soffocamento contro il GENERE UMANo, e la sharia deve essere incriminata: immediatamente! ARAB LEAGUE - EUROPEAN UNION. 02/11/2012, LEGA ARABA - EU. La Lega araba contro l'Europa: abbiamo la nostra Carta dei diritti umani e avremo la nostra Corte. Una polemica sorta in seguito alla pubblicazione del rapporto sui diritti umani del Parlamento europeo che critica la situazione negli Emirati arabi uniti, in particolare per ciò che riguarda critica il trattamento dei dissidenti, l'uso della pena di morte e il rispetto dei diritti delle donne e dei lavoratori immigrati.
Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) - Insorge la Lega araba a difesa degli Emirati (UAE), criticati nel rapporto sui diritti umani del Parlamento europeo e afferma che essa ha la Carta araba dei diritti umani, prossimamente potrebbe avere una Corte araba dei diritti umani e "non deve aspettare gruppi internazionali per la valutazione dei diritti umani nel mondo arabo".
Il documento europeo, pubblicato il 26 ottobre, critica il trattamento dei dissidenti e l'uso della pena di morte negli Emirati e chiede il rispetto dei diritti delle donne e dei lavoratori immigrati. Gli Emirati, vi si legge tra l'altro, hanno "incrementato la repressione sui difensori dei diritti umani e gli attivisti della società civile, portando il numero di detenuti politici a 64", per lo più in isolamento e senza tutela legale e che altri sono vittime di vessazioni, divieto di viaggiare e deportazione.
La presa di posizione della Lega araba, che accusa il rapporto di essere "parziale e prevenuto" fa seguito a una analoga dichiarazione del ministro degli esteri degli Emirati, Anwar Gargash, per il quale "il parziale e prevenuto rapporto lancia accuse non comprovate, senza esaminare i fatti della situazione reale".
Quanto alle critiche specificatamente rivolte ai diritti delle donne e dei migranti, lo stesso ministro afferma che nel Paese vivono "in un clima di apertura e tolleranza" persone di quasi 200 nazioni.
Al ministro, fa seguito ora Ahmad Bin Hala, vice-segretario generale della Lega araba, per il quale "il rapporto contiene enormi esagerazioni nei suoi commenti contro uno Stato sovrano. Forse l'Ue non ha guardato in modo accurato la situazione e la realtà dei diritti umani nel mondo arabo è ancora rappresentata nelle strutture internazionali dei diritti umani". Egli ha aggiunto che i ministri degli esteri dei 22 Paesi della Lega hanno dato parere favorevole alla creazione di una Corte araba per i diritti umani e che la questione sarà esaminata al prossimo vertice dell'organizzazione.
"Noi sappiamo - ha concluso - che gli Emirati sono un Paese aperto al mondo nel quale lavorano persone di oltre 193 Paesi. Gode di un elevata quantità di investimenti e di attività economiche e sociali. Grazie alla sua apertura, negli Emirati tutto è chiaro e trasparente".
Gli Emirati arabi uniti sono il quinto maggiore esportatore di petrolio del mondo: nello scorso anno gli scambi commerciali con l'Europa hanno raggiunto 41,4 miliardi di euro.


Fifth murder of an Egyptian Copt in two weeks Published: Jan. 25, 2017

The murder of another Coptic Christian in Egypt, this time in the centre of the capital, makes this the fifth death over a 13-day period. Ishak Ibrahim Fayez Younan, 37, was found dead by his brother on 16 January, at Ishak's flat in the old part of Cairo. He leaves a wife and two children, 10 and ...

Egypt
Cops
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Upper Egypt Latest News

Indian evangelist suffers brain haemorrhage after police grilling
Published: Jan. 24, 2017

An Indian Christian has suffered a brain haemorrhage after he was interrogated by police about his ...

US missionary receives award for ‘changing hearts’ among Colombia’s FARC
Published: Jan. 24, 2017

An American missionary has received an award for his decades of work ministering to the ...

Sudan court verdict postponed for another week
Published: Jan. 23, 2017

The verdict in the trial of three men detained for over a year in Khartoum – due today – has been ...

Christians in Nigeria’s Jigawa State cry out as authorities begin church demolition
Published: Jan. 23, 2017

‘90,000 Christian martyrs annually’ claim disputed
Published: Jan. 20, 2017

Women ‘central’ to spread of Christianity in Iran
Published: Jan. 20, 2017

‘Like a jail without bars’: what it’s like working in China with women refugees from North Korea
Published: Jan. 19, 2017

Iraqi Christian: ‘IS made me spit on a Cross and convert to Islam’
Published: Jan. 18, 2017

Fourth Coptic Christian murdered in 10 days
Published: Jan. 18, 2017


Catching Our Eye
Muslims hid Christian woman from IS for years

When Iraqi government troops liberated Tel Kayf from Islamic State militias last week, they found that a 60-year-old Christian woman had been hidden for almost three years by her Muslim neighbours, reports Al Araby.

Georgette Hanna did not manage to join the thousands of Christians fleeing Mosul and other towns in the Nineveh plains, like Tel Kayf, in June 2014 when IS troops invaded.

When she first saw the government soldiers as they liberated the town, she covered her head with a veil, thinking the jihadists were still around. When she realised who they were, she went out on to the street to end her years of isolation.

The Open Doors 2017 World Watch List ranks Iraq as the seventh most dangerous place to be a Christian.
Indonesia Christians seek action against Islamists

Indonesia’s Christian leaders have urged the country’s president, Joko Widodo, to take action against a radical Islamist group.

This comes after a petition called for the disbandment of the group, which is accused of being responsible for a series of violent attacks against Christians.

The Christian leaders said the Islamic Defenders Front posed a “serious threat to national unity”.

The group was responsible for organising a series of mass rallies in Jakarta at the end of last year, in the wake of the blasphemy accusations that still surround Jakarta’s Christian governor, Basuki Tjahaja Purnama (better known as "Ahok"), as he campaigns for re-election on 15 Feb.

“[His] case has attracted a lot of national and international attention and is seen as a test of religious freedom in the Muslim-majority nation,” says Thomas Muller, analyst at Open Doors, a global charity that supports Christians under pressure for their faith.

“Having mobilised more than 200,000 protestors from across the country, radical Islamic groups seem to be gaining ground. Societies are not radicalised all of a sudden; at first a creeping conservatism will be observed, which begins to limit and then suffocate all minorities. This is the case in Indonesia.”

Muller points to the recent evidence that violations of religious freedom are on the rise in Indonesia and a report by the New York Times focusing on how Sharia by-laws are spreading across the country. He says the province of Aceh is “proudly leading the way as a model for other regions in the implementation of such laws”. Some churches destroyed by extremists there in Oct. 2015 have not been allowed to be re-built.
Defector: ‘I’ll do all possible to end NK slavery’

The former North Korean Deputy Ambassador to the UK, described by the regime as “scum” after he defected in Aug. 2016, has told the BBC’s Seoul Correspondent that he is “very determined to do everything possible to pull down the regime, to save not only my family members, but also the whole North Korean people from slavery”.

Thae Yong-ho told Stephen Evans that, now he’s reached Seoul, he’s sure his family in N. Korea have been punished for his defection. This realisation both grieves him and steels him against the regime.

“I'm sure that my relatives and my brothers and sisters are either sent to remote, closed areas or to prison camps, and that really breaks my heart,” he said, his eyes moist.

Asked by Evans if he could imagine his brother shouting to him in anguish from prison in North Korea, and what would he reply, Mr. Thae said: “That is really a question I don't like to even think about.”

The BBC is planning to start broadcasting in Korean across the whole Korean peninsula. Mr. Thae thinks that information from the outside world will eventually lead to a “people’s uprising” in the North.

N. Korea heads the list of 50 countries in which it’s most difficult to live as a Christian, in the recent 2017 World Watch List compiled by Open Doors, a global charity working with persecuted Christians.

When the Democratic People’s Republic of Korea was officially established in 1948, the steady persecution and elimination of Christianity from the national psyche began; it’s thought tens of thousands of Christians live in extreme deprivation there today – many of them in prison or forced labour camps.




11/02/2010 EMIRATI ARABI UNITI
Il governo degli Emirati pubblica un opuscolo sui diritti dei lavoratori
Il volume è intitolato “Il lavoratore: diritti e doveri” ed è disponibile in sei lingue. È il primo esempio di testo scritto e riconosce tutela legale ai lavoratori, purché abbiano la residenza nel Paese.

17/11/2011 SIRIA
Ultimatum della Lega araba a Damasco: pace in tre giorni, o sanzioni
I ministri degli Esteri riuniti a Rabat hanno dato tre giorni di tempo ad Assad per porre fine alla repressione armata e permettere l’ingresso di osservatori nel Paese, e chiedono una “soluzione della crisi senza alcun intervento straniero”. La Francia e il Marocco richiamano gli ambasciatori dopo gli attacchi alle ambasciate.

16/11/2011 SIRIA
Siria sempre più isolata, Turchia e Arabia Saudita per un intervento stile Libia
Ankara minaccia i tagli alle forniture di energia elettrica e annuncia la fine tragica di Assad. In corso a Rabat il vertice della Lega Araba, per espellere la Siria. Giunti a Damasco i 500 osservatori della Lega, incaricati di verificare la situazione dei civili. Ribelli armati assaltano una base militare ad Harasta.

14/11/2006 EMIRATI ARABI UNITI
I grattacieli di Dubai, un monumento allo sfruttamento degli operai


Human Rights Watch denuncia la mancanza di diritti per gli operai migranti negli Emirati Arabi. Paghe basse e poca sicurezza sul lavoro. Intanto a settembre una nuova legge dispone che chi sciopera sia espulso dal Paese.

07/04/2009 EAU
Dubai: al via i pullman “per sole donne”
Il servizio di trasporto pubblico comincerà il 10 aprile prossimo. All’inizio è previsto l’utilizzo di sette mezzi, ma il servizio verrà potenziato nel tempo. Commenti entusiasti delle donne, che auspicano autisti “in rosa”. 

29/05/2008 UNITED ARAB EMIRATES – IRAN
UAE and Iran at loggerheads over three tiny Gulf islands
Occupied by Iran the islands are located in the Strait of Homruz and have great strategic value. Iran rejects Russian mediation and international arbitration as requested by the UAE.

02/05/2008 UNITED ARAB EMIRATES
Record profit increase by 62 per cent for Emirate Airlines
For the financial year 2007-08 the carrier increases annual profits to US$ 1.37 billion despite rising fuel costs. Its 114 planes carried 21.2 million passengers.

17/12/2009 UNITED ARAB EMIRATES
Abu Dhabi’s sway over Dubai increasing at Tehran's expense
The first plan to rescue the debt-ridden emirate is proving insufficient for many investors, but it is bringing Abu Dhabi back into the fold of the emirate federation. It is also increasing the distance with Iran, which hitherto used Dubai as a trans-shipment point to break the embargo and export its goods.

24/02/2009 UNITED ARAB EMIRATES
Dubai exchange rallies after a 20-billion-dollar long-term bond programme is announced
The measure, first of its kind, will enable the emirate to raise the necessary liquidity to meet its financial obligations. Dubai has no oil and must rely on its real estate and financial sectors to develop; both have recently suffered huge losses.

05/09/2006 UNITED ARAB EMIRATES
Weekend shifted in Dubai to be like international markets


The decision, which came into force on 1 September, could also be motivated by the fact that the majority of residents are non Muslim. But official data is lacking about this country with a frenetic growth pace, which is fast becoming the commercial hub of the entire Arab world.


Pope to Trump: America’s greatness is measured by its attention to the poor
Pope Francis exalts the "rich spiritual and ethical values that have shaped the history of the American people” and the nation’s “commitment to the advancement of human dignity and freedom worldwide ". Concerns " for the poor, the outcast and those in need who, like Lazarus, stand before our door ". The oath Trump preceded by various prayers of Catholic, Protestant, Jewish Representatives. The slogan "America first" will guide political choices. String criticism of the establishment. China’s caution and the enthusiasm of the president of Taiwan.


CHINA - UNITED STATES

The Trump era begins: The China-US relationship and the risk of war



As the inauguration ceremony of the Trump presidency approaches, the Propaganda Bureau of the Chinese Communist Party has banned all journalists from “unauthorized criticism" of Trump’ words and deeds. According to the great dissident Wei Jingsheng there is a chance that Trump will force China into fair trade deals, possibly leading to political and legal reforms. A trade war is an option.
20/01/2017 INDONESIA
Muslims against Chinese pig food festival in Semarang because it is haram

Mathias Hariyadi


21/01/2017 VATICAN - USA

Pope to Trump: America’s greatness is measured by its attention to the poor

 

23/01/2017 INDIA - YEMEN
 

Catholics and others in pray for Fr. Tom’s release, Indian Salesian kidnapped in Yemen

Nirmala Carvalho


20/01/2017 CHINA - UNITED STATES

The Trump era begins: The China-US relationship and the risk of war

Wei Jingsheng


21/01/2017 PAKISTAN

Pakistan, Taliban hit a Shiite market in "revenge against Assad." The condemnation of the Church




21/01/2017 VATICAN

Pope to the Roman Rota: It takes great courage to get married today. The Church must lend its support




21/01/2017 INDIA

Card. Gracias: Orissa martyrs will soon be saints. The joy of Christians

Santosh Digal


22/01/2017 VATICAN

Pope: All areas of human life are soil on which to cast Gospel seeds. New Year wishes for Far East




23/01/2017 CHINA
Two-child policy produced more than 18 million newborns, but problems remain




21/01/2017 LEBANON - EU

The cultural and political mission of Lebanon and Europe 20/05/2014 SINGAPORE - SPAGNA

Fra illusioni e speranze, dai miliardari asiatici nuova linfa al calcio europeo

Il miliardario Peter Lim, 60enne figlio di pescatori e una fortuna nel settore delle palme da olio, ha rilevato il 70% delle quote societarie del Valencia. Un acquisto agevolato dal buco di oltre 300 milioni nelle casse della società. I tifosi del Vecchio Continente guardano ai magnati asiatici e mediorientali per team di vertice; ma la scommessa non è sempre vincente.




07/09/2006 MEDIO ORIENTE

Padre Jaeger: una rinnovata Conferenza di Madrid per trasformare in pace il cessate-il-fuoco

Il mondo si rallegra perché il cessate-il-fuoco in Libano sembra tenere, ma padre David-Maria A. Jaeger, presidente dell'associazione culturale 'Europe-Near East Centre' (ENEC), da decenni attento osservatore delle vicende politiche e religiose della Terra Santa, sottolinea che la cessazione delle ostilità non è pace e che lo strumento per realizzare tale obiettivo è la riattivazione della Conferenza di Madrid, unico serio sforzo compiuto dalla comunità internazionale per dare una pace globale ai popoli della regione.




13/09/2014 MEDIO ORIENTE

Patriarca Laham: Unità fra musulmani e cristiani, per salvare il mondo arabo

Il patriarca greco-cattolico ha aperto la conferenza ecumenica di In Defense of Christians (Idf, 9-11 settembre). La società araba "ha bisogno di tutti noi e insieme possiamo costruire un mondo migliore". È necessario rifiutare di essere considerati "la culla del fondamentalismo, della violenza, del terrorismo".

12/07/2010 ASIA – SUD AFRICA

Mondiali di calcio 2010: l’Asia celebra il trionfo delle “furie rosse”

I principali quotidiani hanno dedicato ampio spazio alla vittoria della Spagna per 1 a 0 sull’Olanda. In Arabia Saudita vi sono stati “festeggiamenti senza precedenti”. I sauditi non risparmiano critiche per l’operato degli arbitri e chiedono “tecnologie del 21mo secolo” in campo. Da Bangalore critiche al Times of India perché “troppo schierato” a favore dell’Olanda. 

03/05/2016 08:58:00 MEDIO ORIENTE

Cresce la corruzione nei Paesi arabi, Libano e Yemen i peggiori di tutti

Secondo lo studio condotto da Transparency International in nove Paesi arabi, il 92% dei libanesi e l’84% degli yemeniti considera in aumento la corruzione. Di contro, solo il 28% degli egiziani e il 26% degli algerini ritiene che la situazione stia peggiorando. La Tunisia unica nota di speranza: il 71% ritiene che anche le persone comuni “possono fare la differenza” nella lotta alla corruzione.
20:37Per vice premier dell'Ucraina ospitare Eurovision a Kiev è una questione politica
20:11Deputata del Congresso USA racconta alla CNN il suo incontro con Assad
19:48Pericoloso dialogare con Putin: nuovi attacchi della stampa americana contro Trump
19:22Russia, attacco hacker contro sito della Guardia Nazionale
18:51GB, Titov: se Londra vuole, Mosca pronta a rilanciare il dialogo

02/11/2012 ARAB LEAGUE - EUROPEAN UNION

Arab League Vs Europe: we have our human rights charter, we shall have our court

A report by the European parliament on human rights in the United Arab Emirates stirs a hornet's nest, especially when it comes to dissidents, death penalty and the rights of women and foreign workers.




29/05/2008 UNITED ARAB EMIRATES – IRAN

UAE and Iran at loggerheads over three tiny Gulf islands

Occupied by Iran the islands are located in the Strait of Homruz and have great strategic value. Iran rejects Russian mediation and international arbitration as requested by the UAE.

27/09/2011 ISLAM

M.E revolts and Arab Christians: a justified prudence

The Iraqi ambassador to the Holy See justifies the prudence of the Christians in the face of Arab revolts that are afflicting the Middle East and cautions against giving too much importance to “unfounded accusations, they are our compatriots, they have everything in common with us, our homeland, purpose and destiny. "

24/02/2004 UNITED ARAB EMIRATES

Revolution in television: First edition of "Big Brother" aired on Arab TV



11/07/2006 ARAB EMIRATES

Emirates anti-slavery law throws camel races into crisis

In this sport, a favourite among Bedouins, children, often kidnapped or sold by poor families, are forced to be jockeys in the races.
 







Potrebbero obbligare bambine e ragazze in Bangladesh a sposare i loro stupratori. Ma la Prima Ministra è stata in prima linea per l’emancipazione femminile e possiamo convincerla a cambiare la legge in votazione. Unisciti anche tu:


firma ora


Cari avaaziani,
Con una sua firma, la Prima Ministra del Bangladesh può diventare un’eroina per milioni di ragazze e bambine. O approvare una legge che potrà forzarle a sposare i loro stupratori!

Il Bangladesh ha fatto enormi progressi nella tutela delle donne. E questa nuova legge aveva l’obiettivo di mettere fine al fenomeno delle “spose bambine”. Ma ci hanno infilato una clausola con delle “circostanze speciali” in cui si possono obbligare queste ragazzine a sposare chi le violenta.

Nel Paese sono in corso proteste e manifestazioni ma il Parlamento potrebbe approvarla ormai in qualsiasi momento. Appelliamoci alla Prima Ministra per farle eliminare la clausola pro-stupratori e potenziare un vero piano nazionale per queste ragazze:




Clicca per fermare questa violenza sulle bambine

Dopo le grandi manifestazioni delle donne in tutto il mondo, questo è qualcosa che tutti noi possiamo fare per le ragazze più vulnerabili e in pericolo.

Questa clausola delle “circostanze speciali” finora è stata difesa sostenendo che per queste ragazzine vittime di stupro o incinte che vivono nei villaggi il matrimonio è il minore dei mali. Ma ci sono altri modi per proteggerle. Per esempio permettere loro di iscrivere i figli a scuola senza il cognome di un padre, e approvare un Piano d’azione nazionale per fornire a queste ragazze un sostegno da parte dello stato.

Sheikh Hasina è la prima donna Prima Ministra del Bangladesh. Convinciamola a rendere il suo Paese un esempio per tanti altri sui diritti di bambine e ragazze. Unisciti ora:


Clicca per fermare questa violenza sulle bambine


Il Bangladesh ha già fatto tanto per i diritti delle donne. Negli anni 70 una donna aveva in media 7 figli, oggi grazie a delle politiche per la famiglia progressiste la media è scesa a poco più di 2. E grazie a dei sussidi appositi le ragazze vanno a scuola più a lungo che nella vicina e più ricca India.

Dall’India all’Afghanistan, dalla Somalia al Kenya, la nostra comunità si è battuta contro le violenze sulle bambine e per i diritti delle donne. Ora possiamo aiutare il Bangladesh a diventare un esempio e una speranza, affinché le spose bambine siano solo un ricordo del passato.

Con speranza,

Risalat, Antonia, Lisa, Emma, Alice, Ricken e tutto il team di Avaaz

MAGGIORI INFORMAZIONI
Il Bangladesh vuole tornare indietro sui matrimoni tra bambini (Il Post)

http://www.ilpost.it/2017/01/18/matrimoni-bambini-bangladesh/




Spose bambine: Bangladesh propone di abbassare l’età dei matrimoni in casi ‘speciali’ (Pour Femme)

http://www.pourfemme.it/articolo/spose-bambine-bangladesh-propone-di-abbassare-l-eta-dei-matrimoni-in-casi-speciali/63679/




Il Bangladesh e le spose bambine: «Non approvate quella legge» (Vanity Fair)

http://www.vanityfair.it/news/approfondimenti/17/01/17/bangladesh-spose-bambine-matrimoni-adolescenti-nuova-legge

Braccialetti bianchi, una fotografa e le spose bambine del Bangladesh (Corriere)
http://27esimaora.corriere.it/articolo/braccialetti-bianchi-una-fotografa-e-le-spose-bambine-del-bangladesh/


Non permettete il matrimonio delle minori in "circostanze speciali" (Girls not Brides, IN INGLESE)
http://www.girlsnotbrides.org/do-not-allow-child-marriage-under-special-circumstances-girlsnotbrides-bangladesh/